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UN DOODLE DEDICATO A GRAZIA DELEDDA

UN DOODLE DEDICATO A GRAZIA DELEDDA

I doodle sono divertenti, sorprendenti e a volte sono varianti naturali del logo di Google per celebrare festività, anniversari e le vite di artisti, innovatori e scienziati famosi. Per questa ragione il comitato istituzionale – guidato dalla Provincia di Nuoro – che ha dato inizio a un anno di celebrazioni per il 150esimo anniversario della nascita di Grazia Deledda ha deciso di realizzare un Doodle, in una doppia versione grafica, per ricordare la grande scrittrice sarda, unica donna italiana ad aver vinto il premio Nobel per la letteratura. La proposta è stata inviata a Google con la speranza di essere accettata.

Con il passare del tempo, la richiesta di doodle a livello internazionale è cresciuta. Oggi la creazione dei doodle è compito di un team di illustratori di talento (chiamiamo doodler) e ingegneri che, anche raccogliendo le proposte degli utenti, hanno l’obiettivo di ravvivare la home page di Google e a far sorridere gli utenti di Google in tutto il mondo.

IL DOODLE REALIZZATO PER I 150 ANNI DI GRAZIA

L’illustrazione del doodle dei 150 anni di Grazia Deledda, riprende quella usata nella comunicazione precedente, raffigurante una Deledda in giovane età, e non nella più conosciuta raffigurazione in età adulta, per sottolineare due aspetti: il primo, è che la maggior parte delle persone hanno ancora tanto da scoprire sullo straordinario personaggio di Grazia Deledda.

C’è una Deledda che ancora non si conosce, e che emerge nei suoi scritti meno conosciuti o nella sua storia. Il secondo aspetto sottolinea come i suoi scritti parlano ai giovani di oggi e che hanno tematiche ancora attualissime, perché Grazia Deledda è “una donna dei nostri tempi”.

L’elemento nella quale è circoscritta l’illustrazione mette in luce come lei nata in una società, quella di Nuoro, chiusa, limitante e patriarcale, sia “uscita dagli schemi”, sia “andata oltre”, grazie ad un carattere determinato e autonomo, e alla volontà di realizzarsi al di fuori di ciò che la società pretendeva da lei in quanto donna. Il linguaggio dei colori, del font e del trattamento dell’immagine (simil stencil) ribadisce l’attualità della Deledda.

 

VITA E OPERE DI GRAZIA

 

(Nuoro 1871 – Roma 1936). Scrittrice intensa e feconda, la sua fama si diffuse anche all’estero; nel 1926 le fu conferito il premio Nobel per la letteratura.  Il 10 dicembre 1927, nella gelida Stoccolma, la calda voce di una minuta donna italiana scandì un discorso memorabile, quello di ringraziamento per l’ambito riconoscimento. Le sue parole iniziavano così: «Sono nata in Sardegna; la mia famiglia [è] composta di gente savia, ma anche di violenti e di artisti produttivi». Quel discorso è forse l’apice della vicenda poetica di Grazia Deledda. Una figura dirompente soprattutto se si considera il fatto che proveniva da una terra e viveva in un’epoca che non premiavano l’ambizione femminile. Sebbene piuttosto scarna di avvenimenti, la vita di Grazia Deledda fu però particolarmente feconda da un punto vista letterario. Era nata a Nuoro il 28 settembre 1871, quinta di sette tra figli e figlie di una famiglia benestante. Dopo aver frequentato le scuole fino alla quarta elementare, Grazia Deledda proseguì gli studi con un precettore dal momento che al tempo, anche in Sardegna, le ragazze non frequentavano le scuole superiori. Di fatto la sua formazione, soprattutto letteraria, è stata da autodidatta.

Di carattere quieto e trattenuto, la sua giovinezza venne segnata da una serie di tragedie famigliari molto dolorose: il fratello maggiore, Santus, abbandonò gli studi e divenne un alcolizzato, il più giovane, Andrea, fu arrestato per piccoli furti. Il padre morì per una crisi cardiaca quando Grazia Deledda aveva soltanto 21 anni e la famiglia dovette affrontare difficoltà economiche. Quattro anni più tardi morì anche la sorella Vincenza.

Nel frattempo però la giovane sarda aveva iniziato a scrivere. Pubblicò la sua prima novella nel 1886, all’età di quindici anni, su un giornale nuorese. Due anni dopo cominciò a collaborare con varie altri giornali e riviste, prima sarde e poi romane, di non particolare levatura. Poi pian piano, incomincia a diventare più nota e apprezzata. Nell’ottobre del 1899 la scrittrice si trasferì a Roma e l’anno seguente sposò Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze, conosciuto a Cagliari due mesi prima.

Nel frattempo il verismo della sua narrativa, i toni cupi e l’ansia di liberazione delle sue opere, le storie di passioni primitive che racconta nei suoi romanzi fecero breccia nella critica, anche all’estero e il 10 dicembre 1926 venne la consacrazione più alta per uno scrittore: il conferimento del premio Nobel per la letteratura, «per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano».

La prima notorietà le venne dal romanzo Anime oneste (1895), presentato da R. Bonghi, a cui seguirono La giustizia, 1899; Dopo il divorzio, 1903, ristampato col titolo Naufraghi in porto, 1920; Elias Portolu, 1903; Cenere 1904; L’edera, 1908; ecc., che presentano inconciliati i termini del dualismo tra il mondo del male e l’ansia del riscatto.

 

Ma via via, come quella visione religiosa che la Deledda ha della vita viene temperando il suo biblico rigore in un senso di cristiana pietà, così quel contrasto tra verismo e lirismo viene sempre meglio componendosi in un’aria incantata, favolosa, dove le vicende umane arcanamente s’intrecciano con quelle della natura e del paesaggio. Le novelle di Chiaroscuro (1912), i romanzi Colombi e sparvieri (1912) e Canne al vento (1913) segnano i varî gradi di questo processo di fusione tematica e stilistica, il quale culminerà nei romanzi e racconti del cosiddetto secondo periodo o maniera della Deledda (Il segreto dell’uomo solitario, 1921; Il Dio dei viventi, 1922; Annalena Bilsini, 1927; La vigna sul mare, 1932; Cosima, post., 1937; ecc.), che mostrano come la sua narrativa, affrancatasi ormai da ogni regionalismo, per certi aspetti partecipi (fra gli autori prediletti della Deledda, insieme con Verga e i romanzieri russi, ci fu sempre D’Annunzio) di quell’atteggiamento della sensibilità e del gusto che va sotto il nome di “decadentismo”.

 

(Con fonte Treccani).

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